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La sposa che viveva di vento
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Caty

Moschettiere
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italy
MessaggioInviato: Gio Dic 13, 2007 6:33 am    Oggetto:  La sposa che viveva di vento
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La sposa che viveva di vento



C'era a Messina un Principe ricco quanto avaro, che faceva apparecchiare due volte al giorno con una fetta di pane, una fetta di sopressata sottile come un'ostia e un bicchiere d'acqua. Teneva un solo cameriere, e gli dava due tarÝ al giorno, un uovo e tanto pane quanto bastava per inzupparlo nell'uovo. CosÝ succedeva che nessun cameriere resisteva con lui pi˙ di una settimana; dopo pochi giorni si licenziavano tutti.
Gli capit˛ una volta un cameriere che era una birba matricolata, che se il padrone le sapeva tutte, lui era capace anche di cavargli le scarpe e le calze mentre correva.
Questo cameriere, a nome Sor Giuseppe, quando vide come si mettevano le cose, and˛ da una carbonaia che aveva bottega vicino al palazzo, donna danarosa e madre d'una bella ragazza, e le disse:
- Comare, la volete sposare vostra figlia?
-Volesse DÝo che trovasse un bravo giovane, Sor Giuseppe, - rispose la donna.
- E il Principe come vi sembra?
-Il Principe? E non lo sapete com'Ŕ pidocchioso? Quello per non spendere un soldo, si farebbe cavare un occhio.
-Comare, se date retta a me, vi combino il matrimonio. Solo dovete dire che vostra figlia campa di vento.
Sor Giuseppe and˛ dal Principe: - Signor padrone, ma vossignoria perchÚ non si sposa? Ormai ha giÓ i suoi annetti e il tempo passa e non torna pi˙...
-Ah! Tu mi vuoi morto! - fece il Principe. - Non lo sai che per mantenere una moglie ti corron via i quattrini come acqua? Cappelli, vesti di seta, piume, scialli, carrozze, teatri... No, Giuseppe, niente da fare!
-Ma non lo sa vossignoria che c'Ŕ la figlia della carbonaia, quella bella ragazza, che campa di vento? E danari ne ha giÓ, lei di per sÚ, e non ama nÚ lusso nÚ feste nÚ teatri.
- Ma va'! Come fa a vivere di vento?
- Tre volte al giorno prende un ventaglio, si fa vento, e cosÝ si toglie l'appetito. E ha una faccia paffuta che si direbbe mangi bistecche.
- Be', fammela un po' vedere.
Sor Giuseppe combin˛ tutto e dopo otto giorni si fece il matrimonio, e la carbonaia divent˛ Principessa.
Ogni giorno andava a tavola, si sventolava col ventaglio e il marito la guardava tutto compiaciuto. Poi sua madre di nascosto le mandava polli arrosto e cotolette e la Principessa e il cameriere si facevano delle belle scorpacciate.
Pass˛ un mese, e alla carbonaia dover spendere sempre di tasca sua cominci˛ a pesare e cominci˛ a lamentarsi col cameriere:
- Be', compare, per quanto ancora dovr˛ pagare tutto io? Ci mettesse qualcosa anche questa pigna del tuo Principe!
Il Sor Giuseppe disse alla Principessa: - Lo sai cosa devi fare? - (perchÚ lui davanti agli altri le diceva: Principessa, vossignoria qua, vossignoria lÓ; ma faccia a faccia le dava del tu). - Di' al Principe che ti piacerebbe vedere le sue ricchezze, cosÝ solo per toglierti la curiositÓ. Se lui dice che ha paura che ti rimanga qualche moneta appiccicata alle scarpe, di' che sei disposta ad andarci scalza.
La Principessa cominci˛ a dirlo al Principe, ma lui torceva la bocca, e non c'era verso di convincerlo. E lei a insistere, che era pronta ad andare anche scalza, e alla fine gli strapp˛ il consenso.
Allora il Sor Giuseppe le disse: - Presto, ungiti di colla tutto l'orlo della sottana!
E la Principessa cosÝ fece.
Il Principe sollev˛ una tavola dell'impiantito, aperse una botola e la fece scendere. La giovane rimase a bocca aperta, c'erano i dobloni da dodici onze' gettati a catasta, che nemmeno i primi Re del mondo ne avevano la metÓ.
E mentre guardava con grandi - Oh! - di meraviglia, facendo finta di niente sventolava intorno la gonna e l'orlo si riempiva di monete appiccicate. Quando si ritir˛ in camera sua, se le spiccÝc˛ e ne fece un bel mucchietto, che il Sor Giuseppe port˛ alla carbonaia.
CosÝ continuarono le loro scorpacciate, mentre il Principe la vedeva agitare il ventaglio ed era sempre pi˙ felice d'avere una moglie che viveva di vento.
Una volta che il Principe era a passeggio con la Principessa, incontr˛ un suo nipote che non vedeva mai.
- Pippinu, - gli disse, - la conosci questa signora? -E' la Principessa -
-Zio, non sapevo che vi foste sposato!
-Non lo sapevi? Ora lo sai. E resti invitato da noi tra otto giorni.
Dopo avergli fatto quest'invito, il Principe ci ripens˛ e si pentÝ. " Adesso chissÓ quanto dovremo spendere! Che razza d'idea ho avuto! " Ma ormai non c'era niente da fare: bisognava pensare a preparargli un pranzo.
Al Principe venne un'idea: - Sai cosa ti dico, Principessa? La carne va cara e comprarla Ŕ una rovina. Ma invece di comprarla, posso prenderla andando a caccia. Piglio il fucile, sto fuori cinque o sei giorni, e ti porto tanta di quella selvaggina senza spendere un quattrino.
- SÝ, sÝ, Principe, ma fate presto, - lei gli rispose.
Appena il Principe fu partito per la caccia, la Principessa mand˛ Giuseppe a cercare un fabbroferraio.
- Maestro, - disse al fabbroferraio, - fatemi subito la chiave di questa botola, che l'avevo e ora l'ho persa e non riesco ad aprire.
In men che non si dica ebbe una chiave che apriva a perfezione, scese nel sotterraneo e port˛ su un po' di sacchi di dobloni. Con quel mucchio di quattrini fece tappezzare tutte le stanze, fece mettere mobili, lampadari, portali, specchiere, tappeti, tutte le cose che usano nei palazzi dei principi: perfino il guardaportone con la livrea fino ai piedi e il bastone con la palla in cima.
Torna il Principe: - E com'Ŕ? Non era questa la mia casa? Si strofina gli occhi, si volta, torna indietro.
- Ma dov'Ŕ andata a finire? - E continua a girare avanti e indietro.
-Eccellenza, - gli dice il guardaportone, - cosa cerca vostra Eccellenza? PerchÚ non entra?
- E sarebbe questa, casa mia?
- E di chi, se no? S'accomodi, Eccellenza.
-Ih! - fece il Principe dandosi una manata sulla fronte, Ges˙! Tutti se li Ŕ spesi i miei quattrini, mia moglie!
Entr˛ di corsa: vide le scale di marmo bianco, la tappezzeria ai muri:
- Ih! Tutti, tutti, mia moglie!
Vide specchi e sottospecchi, sofÓ, divani, poltrone.
- Ih! Tutti, mia moglie! Arriv˛ in camera sua e si butt˛ a letto lungo disteso.
- Che avete, Principe? - gli disse la moglie.
-Ih... - faceva lui con un fil di voce, - tutti, mia moglie...
La moglie, lesta, and˛ a chiamare un notaÝo e quattro testimoni. Venne il notaio:- Principe, che avete? Volete far testamento? Dite...
-Tutti... mia moglie...
- Come? Come dite?
- Tutti... Mia Moglie...
- Volete lasciar tutto a Vostra moglie? SÝ, ho capito. Va bene cosÝ?
- Tutti... Mia mOglie...
E mentre il notaio Scriveva, il Principe boccheggi˛ ancora un paio di volte, e poi morÝ.
La Principessa rest˛ Padrona assoluta, e uscita dal lutto spos˛ il Sor Giuseppe, e cosÝ and˛ a finire che i danari dell'avaro se li mangi˛ lo scroccone. (Palermo).


di Italo Calvino

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MessaggioInviato: Gio Dic 13, 2007 6:33 am    Oggetto: Adv






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